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Il rientro a scuola, le incertezze nella periferia romana

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Dalla disponibilità di banchi singoli alla ricerca di aule più ampie. Passando per i numeri incerti delle nuove assunzioni di docenti e di personale scolastico. E ancora: la comunicazione tra istituti e genitori. A due settimane dalla riapertura delle scuole, fissata per il 14 settembre, le incognite sono ancora molte. Per capire il clima che si respira tra le famiglie del V municipio Romatoday ha interpellato alcuni genitori di studenti che frequentano alcuni istituti del territorio. Molti di loro a giugno, dopo i lunghi mesi della quarantena, si erano mobilitati per chiedere la riapertura delle scuole a settembre, accantonando il ricorso alla didattica a distanza e per pensare, tutti insieme, a una scuola sicura e accogliente anche in tempi di Coronavirus.

“Nei mesi del lockdown, anche nell’agenda politica, non è stato contemplato il danno che la chiusura della scuola stava generando ma oggi è chiaro che questa questione non può più essere lasciata per ultima e che la didattica a distanza poteva andare bene come misura d’emergenza ma non può essere programmata perché ha dato risultati scadenti lasciando indietro molti studenti”, commenta Serena Baldari che fa parte del comitato di genitori dell’istituto comprensivo Simonetta Salacone, che riunisce le scuole primarie Pisacane a Torpignattara, Balzani e Iqbal Masih, quella per l’infanzia Guattari e le ‘medie’ Baracca a Centocelle. Proprio questo comitato, nel maggio scorso, aveva messo nero su bianco una serie di riflessioni in merito alla riapertura delle scuole ponendo in cima alla lista il punto fermo dello stop della didattica a distanza. La stessa richiesta che stava maturando in molti altri istituti romani e italiani poi confluita nella mobilitazione nazionale ‘Apriti, Scuola!’.
Guardando alla riapertura delle scuole il prossimo 14 settembre la situazione varia da istituto a istituto.

“Le linee guida del ministero lasciano molta libertà ai dirigenti. Ė un retaggio dell’autonomia scolastica rafforzata pochi anni fa con la riforma della Buona scuola. Nel nostro istituto c’è una fitta comunicazione tra la dirigenza e i genitori ma in altri non c’è. Basta vedere i siti dei diversi istituti per capire come avviene l’aggionamento delle famiglie: c’è chi pubblica comunicazioni costanti e chi si limita a riportare le indicazioni del ministero”. Eppure in questa fase, continua Baldari, “approcci diversi fanno una grande differenza perché la presenza della comunità scolastica fa sentire meno abbandonati i genitori in un momento in cui le incognite sono molte”. Tra queste la disponibilità di organico. “Sulla carta si stanno predisponendo una serie di accortezze per fronteggiare la situazione ma è chiaro che tutto dipenderà dall’effettiva disponibilità di personale, sia docente sia ata (amministrativo, tecnico, ausiliario, ndr), in merito al quale non c’è ancora alcuna certezza”.

Un esempio arriva proprio dalla scuola Pisacane di Torpignattara che ha a disposizione una serie di aule inutilizzate negli anni scorsi. “Queste aule saranno sistemate e rese accoglienti per permettere alle classi di allargarsi. Gli spazi ci sono ma la vera prova del nove sarà la disponibilità di personale”. Il timore più grande è che la scuola non riapra o sia costretta a chiudere di nuovo. “Le scuole si chiudono nei paesi in guerra o di fronte alle catastrofi, in quarantena questa questa misura ci ha fatto capire quanto fosse drammatica la situazione”. La riapertura delle scuole è quindi un segnale. “Non vogliamo illuderci e sostenere che se riaprono vada tutto bene ma resta un segnale importante che ci conferma che siamo in grado di gestire questa situazione. I miei figli hanno sofferto tantissimo la privazione della scuola che è anche il loro spazio sociale e comunitario. E lo dico ben sapendo che tutto sommato sono stati bene, altri hanno vissuto disagi di gran lunga peggiori. Per questo la riapertura in sicurezza ora deve essere prioritaria”.

All’istituto comprensivo Manzi, composto da quattro plessi scolastici al Pigneto, i genitori non nascondono la propria preoccupazione. Già prima della quarantena, a febbraio, il comitato dei genitori aveva avviato una raccolta firme in dissenso verso la gestione della dirigente scolastica a causa della scarsa comunicazione e, soprattutto, per un “ritardo nella gestione amministrativo-contabile con ripercussioni anche sull’offerta formativa”. Poi è iniziata la quarantena e le scuole sono state chiuse. “A giugno la dirigenza ha attivato una commissione con docenti e genitori. In particolare quelli che, per conoscenze tecniche, potevano dare il proprio contributo per le misurazioni”, spiega Roberta Cristallo, presidente del Consiglio di istituto. “Visto il mio ruolo rappresento tutte le componenti ma ho anche un contatto costante con i comitati e le associazioni di genitori all’interno dei plessi. Purtroppo con il passare delle settimane quella commissione si è arenata. Inoltre ai due Consigli di istituto che si sono tenuti quest’estate proprio sul tema della riapertura delle scuole la dirigente scolastica non era presente. Così ora non sappiamo proprio cosa ci aspetta”, racconta.

Oltre “all’orario e alle modalità di ingresso”, tra le incognite che preoccupano di più c’è il numero dei banchi monoposto che saranno disponibili. “Spazi aggiuntivi sono stati ricavati dalla biblioteca, dalla presidenza e da altri locali disponibili. Le classi, soprattutto alla primaria, sono molto numerose ma nonostante questo, sempre se le simulazioni effettuate verranno confermate, lo spazio dovrebbe essere abbastanza. A un patto: che ci siano tutti i banchi monoposto necessari, circa 1080. Per ora l’istituto ne ha acquistati 430 con i fondi del Miur, mentre altri sono stati chiesti al municipio e alla Protezione civile anche se i tempi, leggendo le notizie in merito, sembrano dilatati”.

Altri interventi sono in capo al V municipio: “Nonostante la scuola abbia compilato tutte le schede con le rilevazioni necessarie questi sono stati tardivi. Una parte dei bagni è stata rinnovata ma la scuola ha richiesto anche la sostituzione degli infissi per garantire il rispetto dell’areazione e questo non è ancora stato fatto. Senza contare la necessità di manutenzione al seminterrato del plesso De Magistris per il quale sono stati destinati ormai da tempo fondi straordinari per 400mila euro circa. Abbiamo chiesto più volte al municipio di impegnarli ma i lavori non sono mai iniziati. Ė stato effettuato solo un primo intervento per risolvere la situazione più critica ma in questo momento sarebbe davvero importante poter usufruire anche di quegli spazi. Possiamo dire che questo istituto va avanti grazie alla professionalità dei docenti che si sono riuniti anche durante le ferie con l’intento di affrontare le questioni che abbiamo di fronte”. Intanto la preoccupazione maggiore è ottenere informazioni: “Non mi stupirei se solo il 14 settembre scoprissimo che i banchi non ci stanno o che servono più docenti per portare avanti le attività scolastiche. Abbiamo avanzato una serie di richieste ma per ora non ci sono risposte”.

Lamenta mancanza di comunicazione anche una rappresentanza del Comitato Genitori Deledda-Pavoni, il polo con la scuola elementare e media di via Filarete dell’istituto Laparelli che comprende ben sette plessi tra il Quadraro e Torpignattara per un totale di circa 1200 alunni. “Come genitori abbiamo deciso di scrivere alla scuola”, racconta a Romatoday una madre che fa parte del comitato. “Non abbiamo ancora saputo nulla in merito ai protocolli di sicurezza, le modalità di accesso a scuola, gli orari. Buio totale. Negli anni scorsi abbiamo avuto problemi organizzativi per l’accesso dei bambini disabili così oggi questa assenza di comunicazione ci allarma. Sappiamo che altre scuole hanno già ricevuto queste informazioni”, continua. Altro punto di preoccupazione, per esempio, è l’organizzazione della mensa. “Ė molto piccola e già in condizioni normali era organizzata su tre turni. Cosa accadrà adesso che è necessario sanificare dopo ogni turno? Sappiamo che stanno pensando di farli mangiare in classe ma non sappiamo nulla di più preciso. Per questo abbiamo deciso di scrivere alla scuola: vogliamo delle informazioni chiare”.

Anche il Comitato Genitori Deledda-Pavoni ha partecipato alla mobilitazione di giugno ‘Apriti scuola!’ per chiedere la riapertura a settembre e l’abbandono della didattica a distanza. Un punto fermo anche oggi. “In quei mesi non c’è stata una linea precisa. Genitori con figli in classi diverse vivevano situazioni completamente diverse: alcuni insegnanti hanno continuato a stimolare i bambini e a mantenere con loro un rapporto che andava oltre la didattica, qualcuno invece ha fatto poco o nulla per mancanza di organizzazione. Senza contare che per tutto il periodo della quarantena abbiamo avuto difficoltà a contattare la segreteria, sia al telefono sia via pec, tanto che il materiale e gli oggetti lasciati dai bambini a scuola li abbiamo potuti recuperare solo a fine maggio. Ci sono genitori di origine straniera che hanno contattato altri genitori chiedendo un aiuto perché non riuscivano a parlare con le maestre. Per questo oggi siamo molto preoccupati”. L’intenzione, fanno sapere, è quella di scrivere un documento condiviso indirizzato alla dirigenza dell’istituto: “Vogliamo sapere come sarà organizzata la scuola nei prossimi mesi.