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Gigi Proietti è morto e Roma è un po’ più sola

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Con Gigi Proietti Roma perde un altro dei suoi grandi simboli. Come nei primi anni 2000, quando si spense Alberto Sordi, la città si è svegliata incredula, senza quella maschera che per anni ne ha incarnato linguaggi, tic, battute e comportamenti. Una maschera – e qui sta la magia dei grandi – capace di riscrivere e influenzare la cultura, il modo di parlare, le battute. Proietti è stato tutto questo e tanto, tanto altro.

Roma ieri sera è andata a dormire preoccupata: le sue condizioni si erano aggravate proprio alla vigilia del suo compleanno. E questa mattina la città si è svegliata più sola. Le risate, quelle vere, mai volgari, regalate da “Mandrake”, si sono trasformate in sorrisi tristi e malinconici. Mandrakata delle mandrakate, Proietti se n’è andato nel giorno del suo compleanno, l’ottantesimo. Tutti si preparavano a festeggiarlo: una festa che è diventata un ricordo.

Da quando la compagna di una vita e le due figlie, all’alba di oggi lunedì 2 novembre, hanno dato l’annuncio, i social, le agenzie e i siti internet hanno preso a riempirsi delle perfomance che l’attore ci ha lasciato. Le scene, quelle mai immortali, dei suoi film, dei suoi spettacoli, delle sue fiction televisive. Mille volti, mille personaggi, tante battute, barzellette, mille risate.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a nome di tutto il paese, ha affidato ad una nota stampa il suo dolore: “È con grande dolore che ho appreso la notizia della scomparsa, nel giorno dell’ottantesimo compleanno, di Gigi Proietti. Attore poliedrico e versatile, regista, organizzatore, doppiatore, maestro di generazioni di attori, erede naturale di Ettore Petrolini, era l’espressione genuina dello spirito romanesco. Alla grande cultura, alla capacità espressiva eccezionale, frutto di un intenso lavoro su se stesso, univa una simpatia travolgente e una bonomìa naturale, che ne avevano fatto il beniamino del pubblico di ogni età. Desidero ricordarlo anche come intellettuale lucido e appassionato, sempre attento e sensibile alle istanze delle fasce più deboli e al rinnovamento della società”.

La sindaca Raggi e il Comune di Roma sono pronti, come per i più grandi, a proclamare il lutto cittadino nel giorno del suo funerale. Roma, insomma, si inchina di fronte ad uno dei suoi grandi narratori. A centinaia i romani stanno rendendo omaggio a Proietti lasciando un fiore fuori da Villa Margherita.

La città eterna era musa ispiratrice di Proietti. E nello stesso tempo Proietti era Roma per chi di Roma non era. La Città eterna è stata coprotagonista con Gigi Proietti di film che hanno fatto la storia del cinema: da Meo Patacca a Febbre da Cavallo, con la indimenticabile scena del “whisky maschio senza rischio” e le “mandrakate” con Enrico Montesano e Francesco De Rosa. Il maestro Proietti ha esaltato la cultura a Roma dirigendo prima il Teatro Brancaccio e poi il Silvano Toti Globe Theatre e in diverse occasioni ha parlato della Capitale, con l’ironia e la concretezza che contraddistinguevano la sua comicità. Dagli sketch sul dialetto romano, in cui Gigi Proietti spiegava con ironia il dono della sintesi che solo i romani hanno, a quando raccontò di quella volta che “quel sindaco voleva togliere S.P.Q.R. e la lupa sostituendoli con il logo RoMe&You”, fino all’indimenticabile barzelletta del “Cavaliere Bianco e del Cavaliere Nero”.

Nato in una famiglia umbra, Proietti è cresciuto tra il centro di Roma e l’allora borgata del Tufello. E’ qui, nel quartiere del III municipio, che Proietti ha confessato di aver appreso lo spirito del romanesco. Da qui è partita la sua carriera, di avvocato mancato diventato mattatore, erede di Ettore Petrolini. ‘Mattatore’, ‘trasformista’, ‘affabulatore’. Tutto questo e molto di più era Gigi Proietti che nella sua sterminata carriera è stato attore di teatro, cinema e tv, cantante, doppiatore, conduttore e infine direttore artistico con l’ultima esperienza alla guida del Globe Theatre Silvano Toti di Roma.

Come sanno fare solo i più grandi, la politica tutta, sempre pronta a dividersi, è unanime nel rivolgergli un ricordo. Oltre al presidente della Repubblica, tutti dalla sindaca Raggi ai leader di opposizione lo stanno in queste ore ricordando.

Non potevano mancare poi i suoi allievi, oggi eredi sul grande e piccolo schermo. Da Enrico Brignano a Flavio Insinna, da Gabriele Cirilli a Giorgio Tirabassi tanti gli artisti formati nella sua scuola, diventata fucina di talenti straordinari. E i colleghi tutti, romani e non, dedicano parole commosse, tutti uniti da una certezza: Gigi era il più grande.

Fonte: Eventi