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Covid, a Roma la carica dei finti malati: inutile un tampone su tre

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C’è chi chiama solo per un mal di pancia, che tutto è tranne un sintomo Covid. Altri sono semplicemente spaventati, non hanno nulla, ma l’ansia è fermentata al punto che, a dispetto di qualsiasi evidenza, si sono convinti: urge il tampone. Per tranquillizzarli basterebbe probabilmente una passata di stetoscopio del caro, affidabile medico di famiglia. Ma purtroppo a Roma la maggioranza dei dottori di base, in tempi pandemici, schiva le visite a domicilio. E così molte chiamate vengono deviate alle Uscar, le unità speciali di «continuità assistenziale» che ogni giorno si spostano da un capo all’altro della città per visitare i casi sospetti di coronavirus. Spesso però, arrivati sul posto, medici e infermieri scoprono che i malanni in questione di sospetto hanno poco o nulla.

Covid, chiamate ingiustificate

«Oltre il 35% delle chiamate che riceviamo è ingiustificato. Qualcuno ha il mal di pancia, altri sono anziani impauriti. E così i tamponi vanno sprecati», racconta Pier Luigi Bartoletti, il coordinatore delle Uscar. Non a caso da un paio di giorni nei moduli che compilano i camici bianchi al termine dell’intervento è stata inserita una nuova casella da spuntare: «Visita incongrua». Attenzione: incongruo non significa negativo al Covid. A volte il tampone può essere molto utile anche se poi si scopre che nel paziente non c’è traccia dell’infezione da Sars-Cov-2. «In presenza di sintomi potenzialmente riconducibili al coronavirus – riprende Bartoletti – il test è comunque essenziale, perché fa capire se ci troviamo difronte all’influenza di stagione o a una banale tosse».

Fonte: ilmessaggero.it