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Pasquino e la satira antica

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Storia e curiosità della Capitale

Roma si sa è la città italiana forse più affezionata agli scherzi e alla satira sin dall’antichità. E il piacere per lo sberleffo assai graffiante e la presa in giro è sbocciato soprattutto agli inizi del Cinquecento, grazie a Pasquino e ad un altro gruppo di statue dette parlanti.

E fu così che, in seguito al ritrovamento del tutto casuale, durante gli scavi effettuati dal Bramante nelle fondamenta di palazzo Orsini – divenuto in seguito Palazzo Braschi – in piazza Navona, che saltò fuori un torso mutilo di un’antica statua non ben identificata. Il cardinale Carafa, proprietario della residenza, decise di erigere la statua su di un piedistallo addossato al muro del proprio palazzo. La statua fece subito parlare di sé: studiosi e curiosi giungevano qui ogni giorno per ammirarla e ad oggi l’interpretazione più consolidata vuole riconoscere nel personaggio l’eroe greco Menelao. Ma come si è passati da Menelao a Pasquino? Moltissime le tesi a riguardo. Sembra che nelle vicinanze abitasse un letterato chiamato appunto Pasquino, insegnante di studenti del Ginnasio che, prendendosi gioco del maestro, affibbiarono il suo nome proprio alla nostra statua. Ma potrebbe anche trattarsi del Pasquino barbiere che qui aveva una bottega divenuta centro di animate conversazioni. Fatto sta che il nostro Pasquino sembra abbia iniziato a parlare con cartelli recanti epigrammi e versi di vario genere in latino già durante il 25 Aprile del 1501, proprio nel giorno del corteo religioso in onore di San Marco evangelista. E così tutto ebbe inizio.

 

Le pasquinate – nome che si associa ai cartelli satirici – divenute più celebri in assoluto sono quelle che coraggiosamente sono state affisse dal popolino, rigorosamente anonime, rivolte contro alcuni dei personaggi più in vista dell’epoca. Contro i Borgia, potentissima famiglia di cui hanno fatto parte il godereccio papa Alessandro VI, la sua amante Vannozza e la sfortunata figlia Lucrezia, Pasquino così sentenziò: ”Son questi Borgia inver sul buon cammino, oprando gesta gloriose e degne del serpente, di Guida e di Caino”. E ancora alla morte di papa Clemente VIII Aldobrandini, colui che ordinò l’esecuzione a morte della giovanissima Beatrice Cenci condannata per l’omicidio del violento padre, disse: “Fu tua nutrice Roma, Firenze fu tua genitrice; non ti pianse né la nutrice, né la genitrice”. Con la stessa tagliente satira si riferì anche a papa Urbano VIII Barberini, avidissimo (“Ciò che non fecero i barbari fecero i Barberini”) e molti anni dopo contro Napoleone in un colloquio con Marforio, altra statua parlante rinvenuta ai piedi del Campidoglio e oggi trasformata in fontana nel cortile dei Musei Capitolini. Marforio: “E’ vero che i francesi son tutti ladri?” e Pasquino: “Tutti no, ma BuonaParte”. Lingua tagliente il nostro Pasquino!

 

Associazione culturale L’Asino D’Oro

www.lasinodoro.it

 

© Fotografia de L’Asino D’Oro Associazione Culturale

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