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Soap Opera: Ricky Memphis si racconta a Romainunclick

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Prima giornata del Festival del Film di Roma 2014

L’ora è scoccata, ha preso il via ieri sera il Festival del Film di Roma con la proiezione di Soap opera di Alessandro Genovesi, primo film in concorso nella sezione principale.

La proiezione in Sala Santa Cecilia ha fatto seguito alla tradizionale sfilata di star sul red carpet, alla cerimonia di apertura, affidata al direttore artistico Marco Müller e all’attrice madrina del festival Nicoletta Romanoff, e alla premiazione dell’attore caro ai romani Tomas Milian. In una sala piena ma non sold out, erano presenti il regista e tutto il cast, tra cui citiamo Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Diego Abatantuono, una gestante Caterina Guzzanti e Ricky Memphis. L’attesa era per la risposta del pubblico a una commedia per certi versi classicamente italiana e per altri piuttosto anomala, come ad esempio per l’ambientazione in un luogo e in un tempo indefiniti. Su questo il regista ha dichiarato «Al cinema preferisco essere proiettato in un mondo che non c’è, della fantasia, della creazione. Non mi piace il mondo che c’è fuori oggi e portarlo anche al cinema mi sembra troppo. Il realismo mi piace nella recitazione». La storia segue le complicate traiettorie emotive degli inquilini di un piccolo condominio, tra le quali quelle di Paolo interpretato da Ricky Memphis, che è stato certamente tra i più apprezzati dal pubblico, che alla fine ha omaggiato il film con un sostenuto applauso finale. Abbiamo colto l’occasione per fare qualche domanda proprio a Ricky Memphis.


Ricky, Soap opera apre questo 9° Festival Internazionale del Film di Roma. Nella notte di capodanno vari personaggi entrano in crisi, tra cui il tuo. Chi è Paolo?
Paolo è un uomo va in crisi come, credo, tanti uomini che stanno per diventare papà, solo che lui forse esagera. Un po’ di nevrosi, un po’ di stress e mette in discussione la propria sessualità. Riaffiora in lui un episodio accaduto tanti anni prima, quando era bambino, con Francesco (interpretato da Fabio De Luigi ndr). Si sono dati un bacio durante gli scout, non si sa il motivo preciso, e lui ci ripensa. Pensa che forse gli era piaciuto, forse no, non lo sa. Insomma deve assolutamente provare a ribaciare Francesco per capire se è omosessuale o meno.


Pensi che queste crisi di identità sessuale siano diffuse tra gli uomini italiani? Cosa passa nella loro testa?
Ma spero di no, insomma. Spero che chi è eterosessuale lo sappia. Credo che lo sappia. Chi ha qualche dubbio è probabilmente perché è omosessuale. E va bene lo stesso. Basta che sia felice la persona in questione.


Come ti sei preparato ad interpretare questo ruolo?
Non mi sono preparato, perché quando Alessandro ha iniziato a lavorare a Soap opera io stavo girando in Svizzera un altro film, Un matrimonio da favola. Quindi non potevo parlare personalmente con lui, ci parlavamo per telefono. Ho letto la sceneggiatura e mi è piaciuta molto, mi è piaciuto il personaggio. Appena tornato in Italia, il lunedì dopo che il sabato avevo finito di girare quel film, ho iniziato questo qui. Quindi l’ho preparato proprio per niente, ma non c’è stato il bisogno.


La commedia italiana è un genere considerato spesso minore dalla critica. Pensi che Soap opera possa vincere questo festival, considerando che questa volta sarà il pubblico a votare i film?
Penso che Soap opera abbia già vinto. Nel senso che il film ha aperto il festival e, essendo una commedia, già è una grande vittoria per il film e una grande vittoria per la commedia italiana. È un atto di coraggio da parte di Müller, come anche aver assolutamente capito che film è Soap opera. Un film che sì fa ridere quando deve far ridere, ma è un film che spiazza anche. È un film che non sta male in un festival e, non a caso, apre il Festival di Roma.


Cosa significa per te essere qui oggi?
Per me è una grande soddisfazione. Ci sono stato anche l’anno scorso, sempre con la partecipazione al film di apertura. Questo è il Festival di Roma. È il festival della mia città, nella quale non solo nato, ma è nato il mio sogno di attore. Quindi partecipare con un film che apre il Festival di Roma è particolarmente emozionante.


Tra i personaggi che hai interpretato nella tua carriera, a quale sei più legato e perché? Quale personaggio vorresti interpretare nel futuro?
Il personaggio al quale sono legato più di tutti probabilmente è Mauro Belli in Distretto di polizia, perché è quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni. Ha fatto parte proprio della mia vita. Ho interpretato per anni e anni quel personaggio, stavo più con lui che con la famiglia mia, che con me stesso. Per quanto riguarda il personaggio che vorrei interpretare, non ce n’è uno in particolare. Vorrei interpretare un bel personaggio, in un bel film soprattutto.


Commedia oppure drammatico?
Mah, quello è relativo. Però dopo tanta commedia, un bel film un po’ più drammatico, perché no?


Dove ti vedremo prossimamente, in TV o al cinema?
Nei progetti futuri c’è ancora cinema. Ci sono due film che devono uscire, che ho già girato. Si tratta di Soap opera appunto, che arriverà nelle sale il 23 ottobre, e di  Torno indietro e cambio la mia vita con Raoul Bova, di Carlo Vanzina. Poi inizierò a girarne uno venerdì, Ma tu di che segno sei? di Neri Parenti. Televisione, per ora no, ma ho tante richieste al cinema e faccio quello.

 

© Fotografie di Loris T. Zambelli – Photomovie 

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