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Andiamo a quel paese: intervista a Fatima Trotta

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Festival del Film di Roma: giornata conclusiva

La bella commedia di Ficarra e Picone Andiamo a quel paese ha chiuso il Festival del Film di Roma ieri sera alla Sala Sinopoli dell’Auditoium, subito dopo la cerimonia di premiazione. Salvo Ficarra e Valentino Picone hanno presentato in anteprima il loro nuovo lavoro, di cui firmano la regia, il soggetto e la sceneggiatura, oltre ad interpretare come sempre i personaggi principali.

Un lavoro, Andiamo a quel paese, che mirabilmente e con tanta ironia porta sul grande schermo l’Italia di oggi, quella dei giovani adulti che perdono il lavoro e che non riescono a ritrovarlo, soprattutto al Centro-Sud. Perciò Salvo e Valentino, costretti a tronare a vivere a casa dei genitori, arrivano nel loro paesino sperduto della Sicilia dove vivono ormai solamente persone anziane. Il palazzo a Salvo sembra «il palazzo dell’INPS» e lui, che ne pensa sempre una più del diavolo per mantenere la famiglia, ha un’idea che darà il là a tutta una serie di situazioni assurde e divertenti che, però, mettono a nudo la realtà di oggi. Insomma Andiamo a quel paese è una commedia spassosa e intelligente come poche, che il pubblico potrà vedere nelle sale cinematografiche dal 6 novembre. Insieme a Ficarra e Picone, troviamo Tiziana Lodato (Donatella, la moglie di Salvo), Fatima Trotta (Roberta, la ex fidanzata di Valentino), Lilly Tirinnanzi (zia Lucia, la zia di Valentino), Mariano Rigillo (padre Benedetto), Francesco Paolantoni (brigadiere napoletano, papà di Roberta), Giancarlo Ratti (non si può dire il ruolo) e Nino Frassica (il barbiere “di Sicilia”). Abbiamo rivolto alcune domande a Fatima Trotta.

 

In Andiamo a quel paese interpreti Robarta, una vecchia fiamma di Valentino. Una fiamma che è veramente sopita?

Succede nell’adolescenza e anche quando si è adulti che quando un amore ti ha dato tanto – e in questo caso Roberta era profondamente innamorata di Valentino – che nel rivederlo scatta qualcosa, provi delle emozioni. Positive o negative? Dipende da come uno si è lasciato. Ora non voglio svelare troppo del film.

 

La storia ha luogo in Sicilia, ma potrebbe accadere anche a Napoli, a Roma e nel resto d’Italia?

La location della Sicilia è stata scelta accuratamente, forse anche per un legame dei registi, che sono siciliani, ma bisognerebbe chiederlo a loro. Comunque per questo film – che tratta di tematiche come la crisi, la mancanza di lavoro, le persone laureate che non riescono a trovare un posto per lavorare – sicuramente il Centro-Sud è molto indicato. Forse Andiamo a quel paese potrebbe essere Andiamo a quel paese a Roma, Andiamo a quel paese a Napoli, Andiamo a quel paese in Calabria. È molto più sentita al Sud che non al Nord questa crisi maledetta, che continua a perseguitarci!

 

Hai detto che Ficarra e Picone sono due persone generose che ti hanno dato un grande aiuto in questi primi passi che stai facendo nel cinema.

Ho detto generosi, perché la generosità è qualcosa che non tutti hanno. Ci sono molte persone, molti registi, molti attori, che sono egoisti. Il personaggio di Roberta è abbastanza semplice, perché è la classica ragazza della porta accanto, che non ha troppi grilli per la testa. Uno può pensare “ok, Roberta seconso me è questo” e invece poi il regista ha tutta un’altra visione di quello che deve essere realmente Roberta. E loro sono stati fantastici in questo con tutti gli attori, perché ogni consiglio lo facevano con il cuore e forse, nelle scene che avevamo insieme, più che guardare loro stessi guardavano l’attore con il quale stavano interpretando la scena. Sono due persone precise, pignoli e tutto quanto, però sono anche due comici che scherzano, ridono e prendono tutto alla leggera e quest’aria goliardica si respirava. Sono due persone splendide, che non si sono montate la testa, e speriamo bene che in questo film il pubblico apprezzi Ficarra e Picone per quello che sono.

 

Cosa ti piace del cinema?

Del cinema sicuramente mi piace la possibilità di lavorare a un personaggio, a differenza della TV dove sei tu stessa su un palco e ti rapporti a un pubblico e a dei telespettatori. Nel cinema c’è invece uno studio sul personaggio, c’è più tempo, hai la possibilità di lavorarci su e di confrontarti col regista e con gli altri attori. Poi, in questo caso, quando hai un cast con Nino Frassica e Francesco Paolantoni, che sono due grandi professionisti, hai la possibilità di confrontarti anche con loro e ben venga! Ti danno tante dritte, ti danno tanti consigli. Il cinema è bello per questo, per il confronto e per il rapporto che si instaura sul set.

 

Quali sono i tuoi progetti presenti e futuri?

Adesso sto conducendo il programma Made in Sud su Rai 2, che va in diretta, e stiamo preaparando la quinta puntata (ce ne sono nove in tutto). Poi prepareremo un’altra stagione, forse, che andrà in onda a febbraio-marzo. In primavera poi ci sarà una fiction che si chiama I misteri di Laura sulle reti Mediaset, che stiamo ancora girando. La data di uscita è ancora un po’ incerta, comunque diciamo in primavera. Fortunatamente mi sto cimentando un po’ in tutti i campi, televisione, cinema, fiction, quindi la cosa è interessante, è positiva!

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