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Capodanno, la festa voluta dai romani

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Storia e tradizioni

Forse in pochi lo sanno, ma il Capodanno l’hanno inventato i romani. Per essere precisi, l’ha inventato nientemeno che Giulio Cesare. 

Fu lui, infatti, il padre dell’Impero romano (anche se per la storia il primo vero imperatore – da allora in poi chiamato col titolo di Cesare – è stato il suo successore Ottaviano Augusto), fu proprio lui, dicevamo, a volere, nel 46 avanti Cristo, un nuovo calendario (battezzato in suo onore calendario giuliano) che fissava l’inizio del nuovo anno al primo giorno di gennaio, modificando così il precedente calendario egizio che faceva cadere la ricorrenza il primo di marzo. Fino a quel momento ogni popolo aveva celebrato il Capodanno come e quando gli pareva. A cominciare dai babilonesi che si dice lo festeggiassero (quattromila anni prima) in corrispondenza della prima luna nuova dopo l’equinozio di primavera. Fino ai celti (che lo celebravano nella notte di Halloween, ovvero tra il 31 ottobre e l’1 novembre) o agli anglosassoni (per i quali l’anno nuovo iniziava il 25 marzo). Anche dopo l’introduzione, nel 1582, del calendario gregoriano (così chiamato da Papa Gregorio XIII), le varie tradizioni erano dure a morire e pertanto, nel 1691, Papa Innocenzo XII decretò che il Capodanno, almeno per tutti i popoli di fede cristiana, dovesse coincidere con la notte del 31 dicembre.

Quello era il giorno dedicato dalla Chiesa a San Silvestro. Ovvero, al santo Papa che – secondo la leggenda – battezzò l’imperatore Costantino, il primo imperatore cristiano della storia. L’imperatore che con la sua opera e i suoi atti aprì non solo un nuovo anno, ma addirittura una nuova era. Quella del passaggio dalla Roma pagana alla Roma cristiana. E se grazie a Costantino sorse la prima basilica di San Pietro, la’ dove si credeva fosse avvenuto il martirio del principe degli apostoli, fu grazie a Silvestro che videro poi la luce le cosiddette basiliche costantiniane (anch’esse certo riviste e ristrutturate nei secoli). Come, ad esempio, San Paolo fuori le mura, San Giovanni in Laterano (e relativo battistero) e Santa Croce in Gerusalemme. Ma tutto ciò vale per cattolici e cristiani. Nonché per scettici e agnostici che hanno fatto ormai comunque propria la tradizione. Ma in una città (e una società) multietnica come la nostra, non possiamo dimenticare altri Capodanni. A cominciare da quello ebraico (comunità radicata da secoli a Roma), che si festeggia a settembre. O quello cinese, che inizia nel giorno della seconda luna piena dopo il 21 dicembre (e quindi in un giorno compreso tra il 21 gennaio e il 21 febbraio). O quello islamico, che si festeggia invece tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. L’importante è che sia per tutti una festa nel segno della pace, del divertimento e della sincera e universale speranza di un anno migliore. 

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