Home 4015 befana storia e tradizione

4015 befana storia e tradizione

A+
A
A-


Befana, storia e tradizione

Vota questo articolo

(0 Voti)

La festa più amata dai romani

Sarà forse proprio perché la Città eterna è stata la culla del cristianesimo e dell’obbedienza al successore di Pietro, che l’ironico e irriverente popolo romano (lo stesso che per secoli ha preso in giro il potere del Papa re nel nome di Pasquino) ha sempre avuto un debole per la Befana.

Festa assai più pagana rispetto al Natale. Festa fatta più di divertimento che di liturgia. Festa con quel pizzico di “cattiveria” (vedi l’usanza di portare carbone ai bimbi cattivi o di ardere in piazza o nei campi fantocci a forma di strega) che il Natale non deve e non può mai avere. Insomma, una festa sì allegra, ma non propriamente “buonista”.

In passato la vera grande festa dei romani comunque, il giorno in cui Gesù si mostrò al mondo. Almeno fino a prima dell’ultima guerra, quando il nordico Babbo Natale non aveva ancora soppiantato la vecchietta sulla scopa – mezza fata e mezza strega – a Roma era il 6 gennaio il momento magico in famiglia, in cui ci si scambiavano i doni infilati in una calza appesa al camino. La Befana, dal greco Epiphaneia (manifestazione, apparizione), ha un’anima contadina. E’ un personaggio che, come tante “vecchie” o “comari secche” che compaiono in diversi riti e feste popolari, rappresentava la natura invecchiata e rinsecchita che arrivava a dispensare gli ultimi doni. Nel linguaggio delle mamme popolane era anche lo strumento di minaccia per i figli capricciosi: “Attento, lo dico alla Befana!”, “Non fare così o chiamo la Befana e ti si porta via!”. Spesso alla Befana veniva anche attribuito un marito, che era poi l’orco o l’uomo nero. E c’era perfino chi diceva che la Befana era “la nonna di Erode”.

Quella vecchietta, insomma, era persona da doversi tener buona. Perciò, quando arrivava il suo giorno, i bambini preparavano per lei una piacevole accoglienza, lasciando sotto al camino (la sua strada preferita) un po’ di ricotta (o formaggio), un bicchiere di latte (o di vino), un mandarino (o un’arancia). Il tutto accanto alle calze che si sperava di veder riempite la mattina del 6 gennaio con caramelle, cioccolate e dolciumi d’ogni tipo. E’ per questo che a Roma, a Sant’Eustachio prima e a piazza Navona poi, son fiorite nel tempo le famose bancarelle di regali e leccornie, visitate non solo dal popolo ma anche dall’aristocrazia e da numerosi e famosi viaggiatori italiani e stranieri che ne hanno poi dato conto nei loro diari o nei loro racconti. Nel secolo scorso – come racconta il grande poeta e scrittore Giggi Zanazzo – la “baldoria” si faceva a Sant’Eustachio e per tutte le strade lì intorno. In mezzo a piazza dei Caprettari si faceva “un gran casotto, co’ tutte le bottegucce aperte, dove se vennevano un sacco de giocarelli, che era una bellezza. Certi pupazzari metteveno fora certe befane accusì vere e brutte che a me, che ero allora regazzino, me faceveno gelà er sangue da lo spavento!”. Fu solo dopo l’unità d’Italia che la festa-spettacolo si spostò a piazza Navona, dove tuttora vive, sia pur molto trasformata. E dove continua ad alimentare nostalgie e polemiche su quello che qualcuno ha definito “l’amato scempio”.

 Nel 1887, Costantino Maes scriveva: “Finalmente! I casotti della Befana in piazza Navona, che per tanti anni deturparono in queste feste e in carnevale la più monumentale delle nostre piazze, non saranno più eretti; saranno permessi soltanto dei tavoli per la vendita dei giocattoli e delle merci”. Nella chiesa dell’Ara Coeli invece, uno dei luoghi di culto più cari ai romani, c’è un Bambinello da adorare. Oggi è solo una copia, perché l’originale è stato rubato nel 1994 e non si è più ritrovato. La leggenda vuole che fosse stato scolpito in un tronco di ulivo dell’orto del Getsemani, il luogo dove Gesù fu catturato. Arrivato all’Ara Coeli nel 1591, il “Bambinello” veniva conservato in sacrestia e a Natale esposto nel presepe. E I fedeli a un certo punto lo considerarono miracoloso, tanto da coprirlo di doni (oro e pietre preziose). Ebbene, sapete in che giorno si celebrava la festa del “Bambinello”, con tanto di benedizione sulla gradinata? Non il 25 dicembre, ma il 6 gennaio. Anche la Befana, comunque, ha origini antichissime. Dai tempi in cui si credeva che, nelle dodici notti precedenti il solstizio invernale, fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione. I celti si abbandonavano addirittura a roghi e risti sacrificali. In conclusione: da una parte dolci, regali e buoni raccolti; dall’altra cenere, carbone e minacce ai bambini. Resta l’interrogativo di sempre: la Befana è più fata o più strega? Per i romani, a conti fatti, è stata e sarà sempre solo una simpatica vecchietta alla quale fare gran festa. 

Lascia un commento

I campi contrassegnati con il simbolo (*) sono obbligatori. Codice HTML base è permesso.